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Pellegrini e mistici miopi

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Abbiamo incontrato un sacco di gente a piedi zaino in spalla che andava da Bilbao verso occidente. Da soli, in coppia, mai in gruppo, massimo tre o quattro persone insieme. Palesemente facevano il Cammino. Non lo so di preciso, ma arrivare a Santiago saranno almeno 600 km. Impossibile essere pellegrini etimologicamente: la strada segnata con la conchiglia di San Giacomo passa, in prossimità delle città, attraverso centro commerciali e sotto ciminiere e grandi serbatoi, e anche quando è per agros, per campi, tra i pascoli ondulati delle mucche a testa bassa, corre lungo il margine di buone strade statali. Ma oltre all'etimologia anche di significato non ne ho visto tanto: l'orientale con due iphone con gps satellitare e abbigliamento supertecnico non ha granché in comune col pellegrino con cappa e scarsella. Bastoncini in carbonio da nordic walking hanno sostituito il ramo dritto scelto nel bosco, e magari intagliato a coltellino nelle pause e l'immagine ne soffre.  Misti...

Il lunedì dei barbieri. Sottotitolo: e allora le foibe?

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Mia suocera si chiamava Rosa, era una gran lavoratrice, devota al suo negozio più che alla chiesa dove la portavano le suore, per un martirio etimologico sereno e spontaneo, come dev'essere. Martire in greco significa testimone, ed ella era testimonianza materiale del miracolo economico, quando con intelligenza impegno e dedizione potevi costruire qualcosa, far studiare i figli e vedere i frutti del tuo lavoro. Che dello studio è un'altra storia. Frutti che si vedevano, non godevano, che c'era da lavorare, senza orario. Era bravissima a vendere, qualunque cosa, dal bottone alla pelliccia, e facile che entravi da lei per un bottone e uscivi con la pelliccia, dopo un'ora di chiacchiere e un caffè. Disponibile, instancabile. Ma c'era una cosa che detestava, del suo lavoro. Era quando la chiamavano a scendere in negozio la domenica mattina. Non se si trattava di vestire un morto, quello no, è dovere e rispetto. Ma per qualunque altra cosa, foss'anche fonte di b...

rouge parfaite

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Mi stanno veramente nel cuore le redattrici delle pagine beauty delle riviste femminili. Vi rendete conto di che prova possa essere inventarsi tutte le settimane qualcosa da dire su un rossetto? L'inserzionista preme, ci vuole l'articolo, e che sia originale, stimolante, esaltante per le nuove tonalità e le nuove consistenze. E' solo un rossetto, un bastoncino ceroso più o meno rosso, che si passa sulle labbra, che vuoi dire di nuovo? Sono esercizi stilistici di grande virtuosismo, che Queneau e Eco si leverebbero il cappello (il secondo lo indossava per certo, il primo non so, forse un basco alla francese; ci si leva il basco quando si omaggia una signora?) Si passa da un registro ricco di tecnicismi iperspecialistici (contouring, strobing, per dire. Non sai che sono? Non importa, tanto sono da archiviare, la modernità si chiama all-over-matt) a suggestioni da avanguardia artistica: " ... colori piatti e immobili (ma pieni), come quelli basici della polaroid...

Le galline felici e le oche giulive.

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Etimologia traditrice! Non mi aspettavo questo da te! Ma, se stiamo all'etimologia, la gallina più felice è quella più feconda (ne ho parlato altrove, della radice fel e del succhiare, che mi pare tra l'altro azione meccanicamente impossibile per una gallina, ma lasciamo stare che potremmo aprire il tema dell'alimentazione degli animali d'allevamento - le farine di carne date agli erbivori, ad esempio, ma è tutta un'altra storia). La gallina più felice sarebbe etimologicamente la più feconda, quella che fa più uova, allevata in batteria con le luci sempre accese e il becco tagliato. Per comodità, questa gallina feconda ma di certo non felice, isterica, spennacchiata dall'altrui e propria aggressività, costretta, martoriata, per comodità la chiameremo la gallina di TINA. Tina non è la mia vicina della campagna, quella è Rita, anche lei aveva galline dalla incerta condizione esistenziale, libere ma pidocchiose, e aveva tacchini minacciosi, con lunghi bargigli ro...

Se il cappello è esagerato, toglilo. Vanity Fair, la Palestina e TINA

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Quando passi un periodo duro e stressante, puoi prendere il magnesio supremo o il ginko (non quello di Diabolik). Se la situazione è grave (ma il caso è raro, tutto il resto è 90% fisima 10% marketing) la meravigliosa chimica farmaceutica offreefficaci  rimedi non vendibili senza ricetta medica, ma questa è un'altra storia. Io personalmente metto a frutto quel niente che so di mantra (che nella tradizione tantrica sono considerati la forma fonica della divinità,direzione uguale e verso contrario alla nostrale bestemmia, pure esercitata alla bisogna) e mandala (le cornicettte sul quaderno a quadretti come rappresentazone dell'universo, non c'è male) e mi svuoto la mente con azioni facili, meccaniche  e ripetitive, scopo le foglie, lavoro all'uncinetto, gioco a melette, ascolto Galassi che parla di come eliminare (fisicamente, ad uno ad uno, intendo) i diessini. Non guardo la TV, non leggo i quotidiani e nemmeno l'internet. Una monade, senza porte e finestre, anzi ...

Uccelli di palude, domande e una canzone.

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Pittima, sei una pittima! Così mi dicevano da piccola, ed in effetti lo ero: noiosa, lamentosa, insistente... Per ottenere ciò che volevo, niente strilli, niente capricci o pianti, solo un'infinita, sommessa, continua pubblica e anche gentile richiesta. Li prendevo per sfinimento. Pittima, sei una pittima! Oggi che il lessico s'è ristretto si direbbe rompipalle, ma almeno nell'insulto insegnamo la coloritura, che anche insultare è un'arte. Questo però te lo racconto in un'altra occasione, altrimenti come sempre metto troppa carne al fuoco, o mischio tutto in un calderone, così, tanto per regalarti due perle della mia reverendissima maestra fascista, e invece va fatto bene, che l'insulto, per quanto inflazionato, è una cosa seria e ci metto Borges, e Gadda e Celine e Apuleio, Schopenaur e tutti quelli che mi sto scordando (come, per rimanere in tema, i santi che metodicamente bestemmiava Marino il fornaio quando bruciava il pane). E coi bambini pazienza, e un ...

Oggi al mare: Natalia Ginzburg, il picnic il politically correct e naturalmente la mamma.

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Possiamo essere adulti impegnati, indifferenti o distratti, ma basta a volte una parola per caso, una frase, un'immagine per farci ritrovare, viva e improvvisa,  la nostra giovinezza. Oggi al mare ho pensato a Natalia Ginzburg. Magari se ero istruita potevo pensare a Proust, ma la Ginzburg mi funziona meglio, con questa citazione, in cui parla del padre, per il quale erano tutti "sempi", scemi, e come dargli torto, eccoci: "....Oltre ai «sempi» c’erano i «negri». «Un negro» era, per mio padre, chi aveva modi goffi, impacciati e timidi, chi si vestiva in modo inappropriato, chi non sapeva andare in montagna, chi non sapeva le lingue straniere. Ogni atto o gesto nostro che stimava inappropriato, veniva definito da lui «una negrigura». Non siate dei negri! Non fate delle negriture!  - ci gridava continuamente.  La gamma delle negriture era grande. Chiamava «una negrigura» portare, nelle gite in montagna, scarpette da città; attaccar discorso, in treno o per strada, ...

Il pescivendolo, il vento e l'anima: la v cade.

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Oggi, al mare, niente da segnalare. Era una bella giornata, e ho prestato poca attenzione. Sentivo, come non di frequente (ma è questione anagrafica, credo), l'estate. L'estate è un piacevole luogo comune, un mucchio di luoghi comuni. Pesce fritto e vino fresco, la sera. In greco il vino è oinos, che la v cade. Cade sempre la v dei greci, che si chiama vau, o digamma, lasciando di solito un'aspirazione. Cade anche la v del mio pescivendolo, che è pugliese ed eserto, e da lui oggi ho comprato calamari da friggere per cena. Oggi inizia il campionato di calcio, un luogo comune, come l'estate. Il pescivendolo: " Non lo seguo il calcio: mi disgusta, troppi soldi, le scommesse... è tutto falsato. A me piace la vela, perchè il vento, il vento non lo puoi comprare". E cade, per lui, come in greco, la v del vento, che è anemos, e anima. Se il fritto sarà croccante e tenero, sarà stata una bella giornata, come è bella la gente, e, se è una bella giornata, un...

Ancora al mare - Le vergare, il ponte di Genova e il suffragio universale

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Stamattina era freschetto. Poca gente in spiaggia. Posso seguire meglio i discorsi, senza esercitarmi in multitasking. Inevitabilmente le chiacchiere delle  vergare sulle sediole - con annessi mariti che leggono il giornale quotidiano in piedi, che dopo ombrellone, borsamare, borsatermica, non c'era proprio modo di trascinare giù per l'erta una seconda sediola, scivolano verso i più drammatici fatti di cronaca. "Disgraziati, con tutti i soldi che si sono mangiati ...  Gli frega a loro se casca un ponte, tanto vanno in aereo!" Il tema, il mio,e anche il loro, se lo sapessero, è il suffragio universale. Che adesso soffia un'arietta, una corrente di quelle che ti sembrano piacevolmente fresche ma poi ti fanno ammalare, che lo vorrebbe ristretto, il suffragio, come un cachemire in lavatrice, 60° e mille giri di centrfiuga. A mio parere, nell'uno e nell'altro caso, il risultato è da buttare. Ma la metafora è fuori stagione. Resta il fatto che le mie vergar...

Questa estate me ne vado al mare. Con etimo diverso.

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Dopo anni sono tornata al mare. Tutti i giorni lo vedo, e lo guardo, dalla mia finestra, alzo li occhi ed è lì con tutti i colori del mare, e si muove e si increspa e luccica o si incupisce. Ma per anni non sono andata al mare, restando nell'ombra, come le donne di un tempo, tra muri e il po' di verde di piante in vaso. Quest'anno ho detto andiamo al mare, quello di sempre, e niente è cambiato. Quasi. Non c'è più la sabbia grossa, nè i ciottoli grossi da lanciare di piatto  a rimbalzare sull'acqua, ma rena polverosa da cantiere, riportata per ricostriure quello che d'inverno le onde si mangiano, buona per la molazza, non per la spiaggia. Ma tant'è. C'è la luce e il profumo del mare. E' spiaggia libera, senza ombrelloni e la mattina presto non c'è nessuno, solo un pescatore che lancia e lancia, e si sente lo sguishhh della canna. Per lanciare lontano ci vuole tecnica arte e sensibilità, e tanto esercizio. Poi arrivano. Se pensi al mare, soprat...