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quindici minuti di puro relax

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Quindici minuti di assoluto relax per combattere il rilassamento (dei tessuti). Detto così a me sembra una contraddizione, ma che ne so io, neofita del beauty.

Un tessuto 100% cotone, imbevuto con un trattamento concentrato altamente idratante (mica acqua fresca) ad attività anti-age .... La formula contiene Collagene , una miscela di fiori rossi (cartamo, che a me mi risulta giallo, ma vedi sopra, rosa rugosa, un'altra contraddizione, almeno mi pare, e altri presunti fiori rossi non trovo) ad azione antiossidante, che immagino sia un privilegio del colore rosso dato che sempre si raccomanda di mangiare frutti rossi per la medesima azione (la chimica, in un'altra vita, la chimica! che c'ha le risposte!), glicerina (roba vecchia), allantoina, che da wikipedia è, meraviglia, riepitelizzante (e dato che piaghe da sanare almeno in faccia non ce ne ho, immagino la formazione di nuovi strati di cellule cutanee praticamente un callo in faccia) sale del Mar Morto che ci vuole sempr…

Buon Natale

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"Buon Natale!"
"Tanti auguri anche a te, ma Natale è passato!"
"Passato? Com'è possibile che sia già passato, finito?! L'abbiamo atteso e preparato per mesi ed è finito così, in mezza giornata? No, no, Buon Natale!"
"..."

Ci ho messo anni a capire perchè non mi piace il Natale. Perchè passa subito.
Non che sia un pensiero originale, per carità. La maestra Ulisse ci faceva imparare le poesie (pure la Tomba nel Busento, che è crudeltà mentale, e ci ha deviato la mente come il corso del fiume, ma qualcosa di geografia - meno di storia - ci è rimasto in testa - i fiumi della Calabria a regime torrentizio. Leopardi tutto o quasi, nella fattispecie il sabato del villaggio, e ci prometteva di portarci a Recanati a vedere la casa, ma in quegli anni era chiusa - certo lo sapeva, lei - e non gliel'ho perdonato.

Perciò il bello dovrebbe essere il prima, come in uno spot del Campari, quando compri i regali su Amazon il Black Friday e poi manco …

Il cioccolato Ghana, Sofia Loren e Niki Vendola, che mai avrei pensato nel mio blog.

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Il banco del salumiere era altissimo. La bottega piccolissima. con tutte le pareti coperte da scaffali a molti piani pieni di tutto. Per arrivare a prendere le merci in cima la signora Luisa usava un bastone con una pinza. Lei stringeva una molla sull'impugnatura e all'altro capo del bastone una manina afferrava l'oggetto, che poi, nella complicata traslazione solitamente volava giù e bisognava essere lesti a fermarne la caduta. E il banco era altissimo, così usava e dietro il bottegaio stava su una pedana. Non solo agli occhi di una bambina dell'asilo. Così usava: i bambini in età da asilo andavano a fare la spesa, per le quattro cosucce quotidiane, coi soldi contati o facendo segnare che poi passa mamma. Io andavo sempre da Lillo il macellaio per mezzo chilo di fettine o mezzo chilo di bollito, e all'alimentari, la signora Luisa appunto, per un etto di prosciutto (con annessa disputa con mio fratello che sosteneva si dicesse prociutto, in italiano, mica dovevamo …

Maccheroni: il lavoro, l'ozio e la beatitudine.

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L'Italia si regge sulla pasta: Il fatto che un piatto di pasta sia un alimento relativamente completo ed economico consente alla maggior parte degli italiani di poter avere un reddito di sussistenza anche con un salario irrispettoso e insufficiente per qualunque altra necessità e per qulunque altro regime alimentare. Una dieta di carne pesce e verdure non sarebbe economicamente sostenibile e già avremmo in piazza non giubbetti gialli, ma parnanze colorate.
Eppure in un'Italia che si regge sulla pasta un altro modello sarebbe proponibile.
Nel '700 il Conte d'Espinchal scriveva del popolo napoletano: "quando un lazzarone ha guadagnato le quattro o cinque monete che gli bastano per comprarsi i maccheroni, non si preoccupa più del domani e smette di lavorare"

E comincio a citare Bertrand Russell, mica un Recalcati qualunque, che nel suo Elogio dell'Ozio del 1935  - ma con una spolveratina è perfetto anche oggi - scrive "Io penso che in questo mondo si lav…

TEMPI SUPPLEMENTARI - competenza e concorrenza

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Nella competizione, c'è chi sgomita facendosi forte di una supposta competenza, gridando "mi compete, mi compete!"
Sono gli stessi che sempre corrono e urlano "io me la prendo io la responsabilità, io sono una persona responsabile!" Eh,no caro, tu sei responsabile! E' tua la responsabilità!
E' così che funziona o non funziona, le parole sono le stesse, ma non uguali (competenza linguistica? lasciamo stare)
E al competente sta volta non gli compete, che ha la responsabilità di quel che è successo.
A lui la scelta: o incompetente, o irresponsabile o in mala fade, portatore di interessi altri. Purchè già che corre, faccia uno stop and go, e salti un giro, per autocritica e autocoscienza  - con le donne in prima fila più per l'autocritica che sull'autocoscienza hanno già dato ottenendone un surplus di autoreferenzialità (ma come sempre è un'altra storia - un po').
Che tutta 'sta competenza - e competizione - che c'ha a vedere con la…

L'agente, l'oculista i vignaroli e il ministro competente.

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Per vent'anni ho fatto l'agente di viaggio. Una delle prime regole che si imparano, se sei un agente di viaggio, è di non rivelare MAI qual è il tuo mestiere, che tutti vogliono/vorrebbero o hanno viaggiato e tutti, sempre, hanno qualcosa da domandare o raccontare. Insomma a tutti gliene va di discorrere. Meno che a te, che non vuoi dare consulenze gratis e non vuoi ascoltare le chiacchiere che ascolti tutto il giorno alla tua scrivania.
E' un mestiere in cui ci devi vedere bene. Non per scrutare i panorami del mondo o le macchie sulla moquette di hotel che devi eventualmente consigliare, ma per riuscire a distinguere se nell'arcaico schermo blu dei sistemi di prenotazione in quella data riga - e già le righe ballano - c'è scritto TK, KK, HK,  HX o un sacco di altre letterine, che non ti sto a spiegare, non è tutto expedia o ryanair, prova tu ad esaudire i desideri di poro nonno che prima di morire vuole andare a trovare la sorella a Charlotte NC, ma viaggia in car…

Profondissima quiete

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Réquiem aetérnam dona eis, Dómine, et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace


Per dare un'apparenza di ordine al sedere in file rade e diverse nei banchi della chiesa, il sacerdote dritto al leggio come un maestro d'orchestra fa recitare gli Ave del Rosario alternando i gruppi. Cominciano le voci di sinistra con Ave Maria,piena di grazia, rispondono le voci di destra,  che la penombra vespertina confonde i volti, con Santa Maria, madre di Dio, e così avanti.
Nel rosario dei cento requiem, cento volte si deve ripetere la preghiera per i defunti, necessariamente  precipitose e smozzicate in un brusio continuo che all'amen prende fiato escono le parole. In latino. Ma le anziane, disperse tra i banchi non casualmente, ma seguendo precise logiche di alleanze e inimicizie tra vicine e cognate, generalmente superstiti al coniuge, sanno di morti più che di lingue morte, e capiscono il senso.
Requiescant in pace

Requia materna dona isso domina
tu vide che sparpetuo lucetteis

Funerali e antifascismo

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Se posso permettermi un consiglio su una materia delicata, quando muore un vostro caro, se non è stato un cattolico praticante non lo portate in chiesa, per il funerale (etimo affine a fumo, e un po' c'entra). Quel povero prete dovrà ricorrere a tutto il suo repertorio  per mettere insieme quattro parole di generico ricordo e conforto, leggerà la parola del Signore dal libro di Giobbe:

Dopo che questa mia pelle sarà distrutta,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
e i miei occhi lo contempleranno non da straniero

o dal libro della Sapienza:

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro dipartita da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza è piena di immortalità.
In cambio di una breve pena
riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati
e li ha trovati degni di sé;
li …

La lusinga è un venticello: Rossini, Dante e il gorgonzola, come se sapessi

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Tu prendi un'aria rossiniana, e cambia una parola sola. Sostituisci la lusinga alla calunnia e ecco, quello che voglio dire, con etimologia annessa, naturalmente, sta là. Funziona la metrica e l'aria è perfetta, mantiene intatto il suo senso e gli effetti devastanti del venticello che monta in tempesta.
Calunnia e lusinga sono speculari:entrambe allusioni possibili, hanno "il colore del vero";  una in foro esterno, l'altra in interno, agiscono sull'animo umano, una come uno schiaffo, l'altra una carezza, ed entrambe ti possono travolgere. A volte poi viaggiano insieme, che si calunnia l'uno per lusingare l'altro, e a volte poi, la lusinga è talmente marchiana* (ci metto l'asterisco e in fondo lo richiamo per l'etimologia che è carina, ma qui non c'entra) che diventa una calunnia.
Mi spiego (e poi ti spiego pure perchè mi sto contorcendo su questo paragone) con la più banale delle immagini: hai presenti quel selfie che con tanto di filtri…

La nonna Cristina e Ugo Foscolo

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Mia nonna faceva la marmelllata con fichi e pere. Chiudeva i vasetti con un tappo di zucchero cristallizzato e un disco di carta oleata prima della capsula a vite. A me quella marmellata faceva propro schifo, c'era la frutta a pezzi e granulosa, pere e fichi del giardino in cui non metteva mai piede. Mangiavo solo il tappo di zucchero, che rompevo col manico di un cucchiaino. Oggi mi piacerebbe, ma non per nostalgia dell'infanzia, solo perchè se da bambina ciucciavo il latte condensato Nestlè dal tubetto, e di quello (e di pochissime altre cose) ero golosa, con gli anni ho imparato ad apprezzare molto di ciò che da piccola mi disgustava, compreso un buon formaggio invecchiato accompagnato dalla composta di frutta.
Mia nonna faceva la pasta al forno, e ci rompeva un uovo sopra, e il capretto con le patate, e ci rompeva un uovo sopra. Non mi piacevano né l'una né l'altro, ed andavo a mangiare da mia zia. I capretti erano appesi spellati fuori delle macellerie, e sembravan…