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Maccheroni: il lavoro, l'ozio e la beatitudine.

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L'Italia si regge sulla pasta: Il fatto che un piatto di pasta sia un alimento relativamente completo ed economico consente alla maggior parte degli italiani di poter avere un reddito di sussistenza anche con un salario irrispettoso e insufficiente per qualunque altra necessità e per qulunque altro regime alimentare. Una dieta di carne pesce e verdure non sarebbe economicamente sostenibile e già avremmo in piazza non giubbetti gialli, ma parnanze colorate. Eppure in un'Italia che si regge sulla pasta un altro modello sarebbe proponibile. Nel '700 il Conte d'Espinchal scriveva del popolo napoletano: "quando un lazzarone ha guadagnato le quattro o cinque monete che gli bastano per comprarsi i maccheroni, non si preoccupa più del domani e smette di lavorare" E comincio a citare Bertrand Russell, mica un Recalcati qualunque, che nel suo Elogio dell'Ozio del 1935  - ma con una spolveratina è perfetto anche oggi - scrive "Io penso che in questo mondo si...

TEMPI SUPPLEMENTARI - competenza e concorrenza

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Nella competizione, c'è chi sgomita facendosi forte di una supposta competenza, gridando "mi compete, mi compete!" Sono gli stessi che sempre corrono e urlano "io me la prendo io la responsabilità, io sono una persona responsabile!" Eh,no caro, tu sei responsabile! E' tua la responsabilità! E' così che funziona o non funziona, le parole sono le stesse, ma non uguali (competenza linguistica? lasciamo stare) E al competente sta volta non gli compete, che ha la responsabilità di quel che è successo. A lui la scelta: o incompetente, o irresponsabile o in mala fade, portatore di interessi altri. Purchè già che corre, faccia uno stop and go, e salti un giro, per autocritica e autocoscienza  - con le donne in prima fila più per l'autocritica che sull'autocoscienza hanno già dato ottenendone un surplus di autoreferenzialità (ma come sempre è un'altra storia - un po'). Che tutta 'sta competenza - e competizione - che c'ha a vedere c...

L'agente, l'oculista i vignaroli e il ministro competente.

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Per vent'anni ho fatto l'agente di viaggio. Una delle prime regole che si imparano, se sei un agente di viaggio, è di non rivelare MAI qual è il tuo mestiere, che tutti vogliono/vorrebbero o hanno viaggiato e tutti, sempre, hanno qualcosa da domandare o raccontare. Insomma a tutti gliene va di discorrere. Meno che a te, che non vuoi dare consulenze gratis e non vuoi ascoltare le chiacchiere che ascolti tutto il giorno alla tua scrivania. E' un mestiere in cui ci devi vedere bene. Non per scrutare i panorami del mondo o le macchie sulla moquette di hotel che devi eventualmente consigliare, ma per riuscire a distinguere se nell'arcaico schermo blu dei sistemi di prenotazione in quella data riga - e già le righe ballano - c'è scritto TK, KK, HK,  HX o un sacco di altre letterine, che non ti sto a spiegare, non è tutto expedia o ryanair, prova tu ad esaudire i desideri di poro nonno che prima di morire vuole andare a trovare la sorella a Charlotte NC, ma viaggia in car...

Profondissima quiete

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Réquiem aetérnam dona eis, Dómine, et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace Per dare un'apparenza di ordine al sedere in file rade e diverse nei banchi della chiesa, il sacerdote dritto al leggio come un maestro d'orchestra fa recitare gli Ave del Rosario alternando i gruppi. Cominciano le voci di sinistra con Ave Maria,piena di grazia, rispondono le voci di destra,  che la penombra vespertina confonde i volti, con Santa Maria, madre di Dio, e così avanti. Nel rosario dei cento requiem, cento volte si deve ripetere la preghiera per i defunti, necessariamente  precipitose e smozzicate in un brusio continuo che all'amen prende fiato escono le parole. In latino. Ma le anziane, disperse tra i banchi non casualmente, ma seguendo precise logiche di alleanze e inimicizie tra vicine e cognate, generalmente superstiti al coniuge, sanno di morti più che di lingue morte, e capiscono il senso. Requiescant in pace Requia materna dona isso domina tu vide che sparpetu...

Funerali e antifascismo

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Se posso permettermi un consiglio su una materia delicata, quando muore un vostro caro, se non è stato un cattolico praticante non lo portate in chiesa, per il funerale (etimo affine a fumo, e un po' c'entra). Quel povero prete dovrà ricorrere a tutto il suo repertorio  per mettere insieme quattro parole di generico ricordo e conforto, leggerà la parola del Signore dal libro di Giobbe: Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero o dal libro della Sapienza: Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro dipartita da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trova...

La lusinga è un venticello: Rossini, Dante e il gorgonzola, come se sapessi

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Tu prendi un'aria rossiniana, e cambia una parola sola. Sostituisci la lusinga alla calunnia e ecco, quello che voglio dire, con etimologia annessa, naturalmente, sta là. Funziona la metrica e l'aria è perfetta, mantiene intatto il suo senso e gli effetti devastanti del venticello che monta in tempesta. Calunnia e lusinga sono speculari:entrambe allusioni possibili, hanno "il colore del vero";  una in foro esterno, l'altra in interno, agiscono sull'animo umano, una come uno schiaffo, l'altra una carezza, ed entrambe ti possono travolgere. A volte poi viaggiano insieme, che si calunnia l'uno per lusingare l'altro, e a volte poi, la lusinga è talmente marchiana* (ci metto l'asterisco e in fondo lo richiamo per l'etimologia che è carina, ma qui non c'entra) che diventa una calunnia. Mi spiego (e poi ti spiego pure perchè mi sto contorcendo su questo paragone) con la più banale delle immagini: hai presenti quel selfie che con tanto di f...

La nonna Cristina e Ugo Foscolo

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Mia nonna faceva la marmelllata con fichi e pere. Chiudeva i vasetti con un tappo di zucchero cristallizzato e un disco di carta oleata prima della capsula a vite. A me quella marmellata faceva propro schifo, c'era la frutta a pezzi e granulosa, pere e fichi del giardino in cui non metteva mai piede. Mangiavo solo il tappo di zucchero, che rompevo col manico di un cucchiaino. Oggi mi piacerebbe, ma non per nostalgia dell'infanzia, solo perchè se da bambina ciucciavo il latte condensato Nestlè dal tubetto, e di quello (e di pochissime altre cose) ero golosa, con gli anni ho imparato ad apprezzare molto di ciò che da piccola mi disgustava, compreso un buon formaggio invecchiato accompagnato dalla composta di frutta. Mia nonna faceva la pasta al forno, e ci rompeva un uovo sopra, e il capretto con le patate, e ci rompeva un uovo sopra. Non mi piacevano né l'una né l'altro, ed andavo a mangiare da mia zia. I capretti erano appesi spellati fuori delle macellerie, e sembrava...

Donne e motori (come se fossero) e qualche risentimento in sinonimo.

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Quando ho cominciato con queste etimologie, facevo tutte belle parole; mi ricordo la leggerezza del levriero, l'allegria, la gentilezza, buone parole, buoni sentimenti e buone intenzioni. Poi, ti sarai accorto, l'aria è cambiata. Non io, io sono sempre zucchero e miele, col progetto di scrivere di affetto e amore, ma intorno, intorno tutti a ringhiare intorno al proprio pezzo d'osso, tutti a sparare sentenze prima che insulti,e speriamo che basti là, che già il Pansa, che speriamo più rincoglionito che esperto, ne teme un colpo di stato, o una guerra civile. E così pure io, che tutta la vita non ho fatto che adeguarmi, esempio di frector et frangor, che la fisica e la vita lo prevedono, non dar retta ai detti, mi adeguo, distillo il mio astio e pur non richiesta ne do diffusione, moderata, limitandosi a quattro i miei lettori,  per contribuire al disagio da umido nelle ossa che quest'aria postpolitica, postideologica, postveritiera (con tutto un post che non significa ...

La mostra d'arte e la fisica, con buona pace dell'uncinetto

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Delle cose di donne devono occuparsi le donne, Mica lo so se sono d'accordo. Non mi sono mai piaciute le gestioni privatistiche, ma ancora meno le cessioni in appalto stile autostrade per l'italia, a tutto vantaggio del concessionario. Sempre che si stabilisca quali siano le cose di donne, parendomi che la questione femminile abbia subito un furbo riposizionamento, perdendo di vista gli aspetti econimici e politici (la Sara di Renzi, che lavora al banco con la spada di Damocle di quella lettera in bianco, chi se la ricorda? C'è Asia che ha preso la scena, è attrice, si sa...), su tematiche ortografiche o genitali, con bello scivolone giù per la discesa ai tempi in  cui "signora o signorina?" era un problema e le mie zie anziane e vergognose mandavano la nipote disinibita a comprare la pomata per il prurito intimo. C'è, mi pare, un prevalente interesse per il corpo, una costante riduzone a una dimensione strettamente individuale sia quando si parla di problemi...

Pellegrini e mistici miopi

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Abbiamo incontrato un sacco di gente a piedi zaino in spalla che andava da Bilbao verso occidente. Da soli, in coppia, mai in gruppo, massimo tre o quattro persone insieme. Palesemente facevano il Cammino. Non lo so di preciso, ma arrivare a Santiago saranno almeno 600 km. Impossibile essere pellegrini etimologicamente: la strada segnata con la conchiglia di San Giacomo passa, in prossimità delle città, attraverso centro commerciali e sotto ciminiere e grandi serbatoi, e anche quando è per agros, per campi, tra i pascoli ondulati delle mucche a testa bassa, corre lungo il margine di buone strade statali. Ma oltre all'etimologia anche di significato non ne ho visto tanto: l'orientale con due iphone con gps satellitare e abbigliamento supertecnico non ha granché in comune col pellegrino con cappa e scarsella. Bastoncini in carbonio da nordic walking hanno sostituito il ramo dritto scelto nel bosco, e magari intagliato a coltellino nelle pause e l'immagine ne soffre.  Misti...