Lo scugnizzo e, se hai pazienza, l'etimo di pertinenza.
Mi raccontano che per tener buono un mio cugino terribile, il nonno lo mettesse seduto davanti a un secchio pieno d'acqua che doveva girare vigorosamente con una mazzarella, un bastoncino. Mio cugino si affannava, girava e rimestava con tutte le sue forze. "O no'! Nun s'entosta!" "Gira Ninarie', gira, ce vo' pacienza..." E Ninariello, scugnizzo, seduto davanti al secchio girava con pacienza per intostare l'acqua. Che nella vita due cose ci vogliono 'a pacienza e 'a cazzimma. E il napoletano, che è lingua di saggezza, nella pazienza ci mette un po di pace (ma questa non è mia). Pacienza. E sarebbe una bella etimologia. Nell'etimo vero invece, non c'è né la pace (della amorevole e pedagogica pazienza di mio nonno con Ninariello) né la costanza e l'impegno (del cugino nipote, per confondere le parentele, vero impaziente Galassi , che mi porto avanti col tag, che magari più avanti mi sfugge), c'è solo il patire. Spie...